martedì 23 marzo 2010

Giusti i principi della riforma sanitaria, ma devono essere applicati tutelando le esigenze del territorio

Ribadisco il mio pieno e convinto sostegno ai principi generali che hanno ispirato la riforma della Sanità in Sicilia, perché essi diventano assolutamente indispensabili per avere servizi d’eccellenza e mettere un freno allo sperpero del passato, che ha provocato un deficit pesantissimo. Però, in sede locale, il ruolo dei dirigenti deve essere quello di applicarla nel rispetto dei territori, non agendo da semplice ragioniere e “passacarte” quanto piuttosto disciplinando e comparando ogni scelta a quelle che sono le esigenze della sanità, in questo caso, iblea.
In questi giorni ho avuto modo di incontrare alcune delegazioni di operatori sanitari che si sono fatti portavoce del dissenso (a mio parere, per molti aspetti condivisibile) sulle scelte che ipotizzano la soppressione del nosocomio di Scicli piuttosto che Comiso. Prediligere alcune strutture ad evidente danno di altre, significa creare disparità palesi che generano disequilibri pesanti penalizzando alcune comunità e rischiando di mortificare le professionalità che in quelle strutture lavorano bene da molto tempo. Peraltro, la riforma della Sanità in Sicilia, lascia margini decisionali importanti in sede locale che la Dirigenza dell’ASP 7 di Ragusa, deve applicare in modo da omogeneizzare l’offerta. Il disegno di riforma disposto dall’Assessore Regionale Massimo Russo non può essere messo in campo sic et simpliciter, senza discernimenti, ma è necessario collocarlo in base alle esigenze del territorio. Il mio invito, dunque, è quello di una maggiore concertazione con il territorio attraverso un confronto costante e diretto sia con gli operatori propri del settore sia con la classe dirigente del territorio. Agire tutelando le esigenze dell’utenza; solo così si potranno raggiungere reali obiettivi di crescita.

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