mercoledì 19 aprile 2017

Le centrali elettriche dell’isola sono vecchie e deteriorate e i siciliani pagano le bollette della luce tra le più “salate” d’Italia.




La Sicilia è una grande produttrice di energia elettrica  ma questo non esime i siciliani a pagare bollette piuttosto alte rispetto al resto d’Italia. 

Una situazione inaccettabile che vede ancora una volta penalizzate le famiglie siciliane che subiscono un aggravio di costi non indifferente; non solo le famiglie ma anche le imprese   costrette a sopravvivere  e competere  per continuare la propria attività sforzandosi ed evitare il collasso. 
Il problema principale di questo stato di cose sarebbero le  centrali elettriche, la maggior parte obsolete che comportano alti costi di gestione e di funzionamento a scapito dei cittadini. A ciò si aggiunge l’ inadeguatezza della rete di trasmissione nazionale sia all’interno del territorio siciliano che nel collegamento con l’ Italia peninsulare e questo fa lievitare, ulteriormente, i costi in bolletta. Di recente  il gestore della rete elettrica nazionale ( Terna) ha pubblicato il primo rapporto del 2017 in cui si evidenzia che l’ Italia è il paese il cui prezzo dell’ energia risulta essere il più alto e la Sicilia è la regione dove si paga di più in assoluto.  Ho chiesto al Ministro dello Sviluppo economico chiarimenti e verifiche sulla vicenda: iniziative immediate per superare questo inaccettabile svantaggio  per il popolo siciliano implementando il ricorso a fonti di energia alternative ( es rinnovabili) che permettano un costo minore per gli utenti ed una maggiore qualità dell’ambiente. Avviare un monitoraggio generale della rete elettrica siciliana, in quanto, come detto, il costo dell’energia elettrica è particolarmente alto e dovrebbe comprendere la manutenzione ordinaria della rete ma anche e soprattutto investimenti da parte di Enel e Terna di ammodernamento degli impianti.
Manutenzione e investimenti, dunque, dovrebbero essere le due direzione su cui orientarsi  invece di costringere i siciliani all’utilizzo di centrali di produzione obsolete e altamente inquinanti, che comportano un differenziale di prezzo dell’energia del 35% rispetto al resto d’Italia. 

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