Domenica, 22 Ottobre 2017 - 17:13

Porto di Pozzallo dimenticato dai Governi nazionale e regionale, sordi alle tante proposte che ho avanzato in questi anni. Perché?

L’inaugurazione dei giorni scorsi della banchina 3 del Porto Grande di Siracusa, realizzata con l’intervento del Governo nazionale che si è fatto carico delle somme necessarie a completare l’opera destinata all’approdo delle grandi navi da crociera è certamente positivaper la crescita di questa parte di territorio della Sicilia orientale.

Una buona notizia che lascia però l’amaro in bocca perché conferma l’assoluto disinteresse degli attuali governi di Centrosinistra nei confronti della provincia di Ragusa e nel caso specifico del porto di Pozzallo. Perché una infrastruttura tra le più importanti della Sicilia collocata in una posizione strategica nel mediterraneo, fondamentale per i collegamenti con il nord Africa nonché con l’isola di Malta viene abbandonata a se stessa senza alcuna programmazione per il suo sviluppo?

Perché con questo sfacciato menefreghismo della Regione e del Governo nazionale si continua a frenare la sua crescita commerciale e turistica negando l’interesse per questo territorio di svariati operatori che è sicuramente pari se non superiore a quello mostrato per Siracusa? Eppure non mancano le proposte giunte all’attenzione dei due governi, la maggior parte a mia firma per dotare di autonomia e per avere progetti concreti di crescita per il nostro porto: la proposta di legge per l’istituzione di una autorità portuale specializzata, l’inserimento del porto di Pozzallo nell’autorità di sistema della Sicilia orientale con Catania ed Augusta nata lo scorso anno come previsto dalla nuova norma nazionale, gli emendamenti respinti per finanziare la realizzazione di nuove banchine con contestuali urgenti interventi di manutenzione e ampliamenti dell’infrastruttura portuale in occasione del decreto “sblocca Italia”, il potenziamento dei presidi sanitari per fare fronte al meglio all’incontenibile fenomeno degli sbarchi dei migranti al fine di garantire sicurezza agli operatori e al territorio, solo per citare le più significative...

Eppure la nostra non è la “provincia proibita”, è quella delle infinite risorse e potenzialità, dell’accoglienza, della laboriosità di gente che ancora oggi la mantiene tra le più produttive in Italia nonostante tutto. A queste domande chiedo risposte attraverso una interrogazione parlamentare al governo nazionale sperando in un ultimo sussulto di dignità da parte di due governi per fortuna giunti al capolinea.

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